Pietro Tagliazucchi

Ultima Cena (1952–1953)-Analisi Critica dell'Opera

Questa imponente reinterpretazione dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci è stata scolpita in bassorilievo marmoreo policromo, utilizzando diverse qualità di marmo per differenziare tessuti, carnagioni e fondali architettonici. L’utilizzo sapiente del marmo di Carrara, accostato a varietà colorate per rendere le tonalità degli abiti e delle superfici, conferma la profonda padronanza tecnica dell’artista.

La scelta della tecnica a rilievo – anziché pittorica o a mosaico – permette una resa tridimensionale che accresce la drammaticità gestuale e psicologica della scena.

🎨 Composizione e stile

Tagliazucchi non si limita a una mera copia del capolavoro leonardesco: ne rielabora il linguaggio plastico, portando i corpi e le espressioni fuori dalla superficie, con una volumetria accentuata che rende palpabile la tensione emotiva del momento.

L’opera mantiene l’impianto prospettico rinascimentale con il punto di fuga centrale alle spalle del Cristo, ma trasla il tutto in una dimensione quasi scultorea-barocca: le figure sembrano pronte a emergere dalla lastra, animate da un forte dinamismo.

✝️ Tematica e significato

Il soggetto raffigura il momento in cui Cristo annuncia il tradimento imminente. La reazione degli Apostoli è colta con grande attenzione espressiva: i volti, le mani, le posture – tutte concorrono a descrivere un nodo emotivo universale tra fede, tradimento, umanità e destino.

L'opera si inserisce in un filone di arte sacra moderna con radici classiche, testimoniando il dialogo tra committenza religiosa americana e artigianato artistico italiano nel secondo dopoguerra. La monumentalità dell’opera e la qualità dei materiali la rendono degna di una cattedrale, pur essendo destinata a una cappella o chiesa privata.

🌍 Destinazione e storia

Secondo le fonti familiari, l’opera fu commissionata da una comunità religiosa del Vermont (USA) per una loro cappella, ma un errore nei giornali dell’epoca potrebbe aver trascritto erroneamente il nome della località come Bares-Vermont (probabilmente Barre, VT). La datazione al 1952–1953 la colloca nel cuore del periodo di massimo fervore del Made in Italy religioso, quando scultori di Carrara ricevevano importanti commissioni estere.

🏛️ Valore artistico e storico

L’“Ultima Cena” di Pietro Tagliazucchi si impone come una testimonianza unica di dialogo tra arte sacra tradizionale e linguaggio scultoreo moderno. Si colloca nel solco della grande tradizione plastica carrarese, capace di rinnovarsi pur restando fedele ai grandi modelli rinascimentali.

È un’opera che andrebbe riscoperta, documentata e valorizzata, anche per la sua rarità: pochi sono infatti gli esempi documentati di reinterpretazioni scultoree a grandezza monumentale dell’Ultima Cena leonardesca nel secondo dopoguerra.

L.M. Rinaldi

Icona 🔗continua con Aldo Fetonte
Ultima Cena in marmo di Tagliazucchi